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Lingua e scrittura in Cina!

 

I cinese fa parte del ceppo linguistico sino-tibetana (Han-Zang); la sua scrittura ha origine molto antica: deriva infatti dai pittogrammi incisi nella terracotta risalenti a 6000 anni fa. Vari oggetti ritrovati dagli archeologi cinesi ne tracciano l'evoluzione graduale da tratti semplici e simbolistici (ritrovati a Dawenkou nello Shandong) a quelli più complessi e composti di epoca Yin (1300-1066 trovati ad Anyang nell' Henan e incisi su ossa e bronzi).

 

Il sistema degli ideogrammi ha ovviamente subito trasformazioni nel corso dei milleni, ma nonostante ciò la  grafia  è rimasta pressoché invariata in quanto è molto simile alla scrittura di ventidue secoli fa all’epoca in cui l'unificatore della Cina, l'imperatore Qin Shihuangdi, uniformò gli ideogrammi sviluppatisi localmente durante le dinastie Xia, Shang e Zhou.


Oggi si parla ufficialmente il “Putonghua” (lingua comune) che permette ai cinesi di capirsi indipendentemente dalla loro regione di origine. E' una lingua basata sul lessico del gruppo dialettale di Pechino, assai utilizzata nei mezzi di comunicazione di massa, negli atti ufficiali e nell'insegnamento scolastico. E' perciò compresa quasi ovunque, ma parlata assai meno.


Prima della rivoluzione del 1911 (fino alla fine della dinastia Qing), nelle pubblicazioni ufficiali si ricorreva all'uso della lingua classica, il Wenyan, nella quale ogni sillaba coincide con una parola a senso compiuto (lingua monosillabica). Nel 1917 si abbandonò la lingua classica per il volgare, il Baihua, che presenta molti vocaboli polisillabici (allungando le parole si limitano i pericoli dell'omofonia). 

 

La lingua cinese prevede in tutto 415 sillabe che possono essere pronunciate in 4 toni diversi. Nella traslitterazione Pinyin, il sistema adottato a partire dal 1958 per trascrivere con caratteri latini la pronuncia degli ideogrammi, i 4 toni vengono trascritti sopra le sillabe con i seguenti segni: tono continuo; tono ascendente; tono discendente poi ascendente; tono discendente breve.


I toni si riducono in pratica nell'altezza della voce e sono molto importanti perché alterando il tono di una sillaba se ne altera il significato. Il tutto si complica ulteriormente quando si dice che molte parole omofone (che si pronunciano allo stesso modo) sono anche omotone (hanno lo stesso tono).

 

Il cinese parlato non prevede flessioni né differenziazione del genere (maschile, femminile), i verbi non hanno tempi (passato, futuro), si usa sempre il presente aggiungendovi una parola che dica tempo fa, anticamente, ieri, domani, in futuro, ecc...

 

Nella grammatica ha maggiore enfasi la sintassi che la morfologia.  Nella lingua scritta, si utilizzano gli ideogrammi, un sistema ingegnoso di simboli che disegnano l'idea di oggetti, verbi, cose astratte. Ognuno li può leggere con una propria fonia ma il significato non cambia.


La lingua cinese comprende più di una dozzina di dialetti fra loro differenti. Le minoranze del paese possiedono una propria lingua come il mongolo, il tibetano, il miao, il thai, l'uiguro e il kazaco.

 

Il mandarino viene insegnato nelle scuole, di solito come seconda lingua, e la sua conoscenza è obbligatoria in tutto il paese. Il cantonese è il dialetto maggiormente usato dai cinesi all'estero, a causa delle grandi migrazioni verificatesi soprattutto dalla zona di Canton verso i paesi esteri e dell'importanza che riveste la regione di Guangdong nel commercio internazionale.


Il Cinese è una lingua monosillabica, (ogni parola è cioè costituita da una sola sillaba, quindi una sola emissione di voce)  e la sua scrittura è basata su migliaia di  caratteri. Il numero dei caratteri cinesi non è fisso. Il primo dizionario cinese chiamato "Prima Illustrazione dei caratteri", composto durante il periodo degli Han orientali, nel II secolo d.C., comprende 9.353 caratteri.

 

Il Primo Dizionario di Kang Xi, compilato nel XVIII secolo durante il periodo di Kang Xi della dinastia Qing, raccoglie 47.043 caratteri. Quelli contenuti nella nuova edizione del Primo grande dizionario della lingua cinese, sono in totale 56.000. Va sottolineato che nel lavoro e nella vita quotidiana, il numero dei caratteri di cui un cinese deve impadronirsi non sono così numerosi. Secondo le statistiche, i caratteri di uso comune sono 4.000-5.000.

 

Assimilando 3.500 caratteri, un cinese può leggere il 90 per cento dei contenuti dei libri e delle pubblicazioni comuni.


Molto spesso, per ragioni di sintesi o per poco approfondimento, si parla del cinese come di una lingua basata sugli "ideogrammi". Questa è una definizione alquanto riduttiva che si adatta ad una parte soltanto della scrittura cinese. Volendo tentare una descrizione più precisa bisogna definire i caratteri cinesi come 1) GRAFEMI - per quanto riguarda la loro parte scritta 2) MORFEMI - per il loro significato 3) FONEMI - per la loro pronuncia. Solo prendendo in considerazione tutte queste valenze è possibile valutare appieno la complessità di una scrittura rimasta pressocché immutata nel corso del tempo.


Dopo la fondazione nel 1949 della nuova Cina, il governo cinese ha sempre assegnato molta importanza alla riforma del cinese scritto cominciando negli anni '50 la sua semplificazione. Nel 1964, la Cina ha imposto ufficialmente l'uso dei caratteri semplificati, per cui i caratteri attualmente in uso sono quelli semplificati.

 

Nella scrittura cinese vengono tradizionalmente riconosciute 6 categorie fondamentali all'interno delle quali trovano classificazione tutti i tipi di caratteri:

 

XIANG XING - Rappresentazioni Figurative;  La classe più antica, comprende quelli che sono meglio noti come pittogrammi. Si tratta di rappresentazioni grafiche della realtà.


ZHI SHI - Simboli Indicativi; Sono rappresentazioni simboliche di oggetti, non riproducono direttamente una forma ma indicano un concetto


HUI YI - Ideogrammi Composti; Sono gli ideogrammi veri e propri. Nascono dall'unione di due o più caratteri semplici che assieme indicano un nuovo concetto.


XING SHENG - Composti Forma/Suono; Constano di due elementi costitutivi: uno è un carattere omofono che viene preso a prestito per indicare la pronuncia, l'altro è un radicale che individua il senso generale della parola.


ZHUAN ZHU - Prestiti; Solitamente si tratta di prestiti fonetici per cui un carattere viene scritto in modo totalmente identico ad un suo omofono. Alcuni linguisti sostengono che l'esistenza di questa classe sia giustificata dall'estensione del senso primitivo di un dato carattere.


JIA JIE - Falsi Sinonimi; Un carattere già esistente viene adottato con un'altra accezione.

 

Viaggiare in Cina, da soli, senza conoscere il cinese non è impossibile, ma è molto complicato;  le scritte sono quasi tutte in cinese e l'inglese – o altre lingue veicolari - non è molto diffuso; quando viene parlato, viene parlato male e capito ancor peggio.

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