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Religione in Cina!

 

La Repubblica Popolare di Cina è ufficialmente atea. La popolazione religiosa è comunque costituita da circa trecento milioni di persone.


Le religioni, bandite dal Partito comunista cinese dopo la creazione della Repubblica popolare nel 1949, sono state nuovamente legalizzate dalla Costituzione del 1982. Sino a qualche anno fa le religioni, soprattutto quelle di derivazione occidentale, erano fortemente ostacolate e in alcuni casi perseguitate. Oggi c'e' una maggiore tolleranza nei loro confronti, e la possibilità di riunione religiosa viene quantomeno tollerata.


L'atteggiamento della popolazione nei confronti della religione è un quieto vivi e lascia vivere.  La maggior parte dei cinesi non riconosce l'esistenza di Dio o di dei tanto che spesso recarsi al tempio a pregare o ad accendere incenso è dovuto più a una sorta di scaramanzia e di superstizione che ad una vera fede nelle immagini iconografiche. Vi è comunque una notevole influenza confuciana, diffusa in tutti gli strati sociali, che rappresenta più un insieme di direttive morali che una religione.  Le altre religioni esistenti più diffuse sono: buddhista (21%), taoista (4,3%), musulmana (7%), cristiana (3-4%). 

 

Il buddhismo fu introdotto al tempo degli Han nella sua forma più recente - la Mahayana - Religione universalistica fondata sul principio dell'ordine universale - il Dharma o "legge onnicomprensiva", il buddismo mahayana persegue l'elevazione dell'umanità ad un certo grado di salvezza, fornendo il maggior numero possibile di vie per il raggiungimento di questo fine. La salvezza sta nel conformare la propria vita al Dharma, nell'estinguere il dolore che nasce dal desiderio e dai coinvolgimenti negli affari mondani, nell'amore indiscriminato per tutti gli esseri animati.

 

I secoli VII-IX videro la massima diffusione del buddhismo cinese che non riuscì tuttavia a sostituirsi al confucianesimo come dottrina ufficiale. I conventi, sorsero numerosissimi, esercitando sul Paese una grande influenza come centri di purificazione spirituale e di propagazione culturale e artistica.

 

Il contributo buddhista al pensiero cinese è stato considerevole: basti pensare alla terminologia filosofica che ne trasse un notevole arricchimento con conseguenze che si ripercossero anche sulla lingua parlata e sul costume. Alcuni tra i principali concetti sono: quello del karma o dell'insieme,  dell'illuminazione o ming,  del distacco dalle cose che permette all'uomo di entrare in comunione con lo spirito universale e di identificarsi con esso nello stato di nirvana.  Il buddismo penetrò in Cina nel I secolo d.C. al tempo in cui l'impero della dinastia degli Han si estese fino al Pamir e aprì contatti con l'India.

 

Per secoli però la sua diffusione fu limitata. Solo dopo gli Han, nel periodo delle "tre dinastie",  nel V secolo ebbe ampia diffusione divenendo la religione dominante. Verso la metà del IX secolo d. C., tuttavia l’ eccessiva potenza raggiunta dai monasteri buddisti, provocò uno scontro con l'autorità imperiale. 

 

Non si tratta di una religione rivelata, ma di una dottrina filosofica per di più basata sull’esperienza personale. Nel complesso il buddismo veniva in contrasto con il confucianesimo. Il buddismo è comunque una dottrina che predica la rinuncia del mondo. Il concetto fondamentale del Buddhismo è l’illusorietà di tutta la realtà: si tratta di una filosofia mistica, che concepisce il mondo come il male radicale; ciò non vuol dire che il buddista non compia il suo dovere nella società.


Qualche riga merita anche la cosidetta religione tradizionale cinese  o Religione Popolare Cinese -  ancora in parte praticata.  Si tratta di un insieme di credenze e pratiche religiose seguite dalla maggioranza dei cinesi fino al 1949. Le diverse scuole taoiste ne sono scaturite e l'hanno arricchita di numerosi concetti, riti e divinità. Il buddismo e il taoismo popolare sono delle forme di questi insieme sincretico che non ha nessun riconoscimento ufficiale perché non è globalmente rappresentato da nessun organismo o associazione.

 

Essendo quindi "popolare" e senza un proprio canone, il governo della Repubblica Popolare non ne ha sostenuto la "rinascita" (come è avvenuto per le religioni dotate di un corpus di testi che poteva essere oggetto di studi e insegnamenti universitari) durante il periodo di liberalizzazione religiosa degli anni 1970.

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